Cambiare è possibile

“Dallo stare chiuso in camera, all’autonomia di un lavoro”, l’incredibile percorso di Adnonymus!

È oramai buio, fuori dalla stazione di Casale Monferrato sfilano gli ultimi arrivati col treno delle 19.14, Adnonymus è fra loro. Una nuvola di ricci sapientemente disciplinati con la spuma per capelli cela uno sguardo serio a volte sfuggente, forse un po’ melanconico; l’agile figura di un adolescente si dirige a passo svelto verso casa. Da due anni e mezzo la comunità Harambée è la sua casa.

“Quando sono arrivato, avevo 14 anni, eravamo in piena pandemia, c’era il lockdown ma io mi ero chiuso in
camera già un anno prima, non andavo a scuola, non vedevo nessuno, passavo il tempo a videogiocare”

racconta come se parlasse di un’altra vita, un’altra persona.
Adnonymus, 17 anni fra meno di due mesi, è al terzo anno del corso per operatore della lavorazione di
metalli preziosi, al ForAl di Valenza (www.foral.org).

“È una bella scuola, ci sono bravi insegnanti che sanno aiutare e seguono molto i ragazzi. L’ho scelta perché
volevo fare una scuola con tanta pratica, ma anche per seguire le orme del nonno che faceva l’orafo.
All’inizio ero preoccupato dell’impegno richiesto, avevo molta paura – io sono proprio così, quando devo
cominciare o ricominciare qualcosa, sono sempre in ansia e cerco di evitare, poi… – ma è andata bene, mi
sono subito appassionato ai laboratori. Mi piaceva molto la pratica e partecipare alle lezioni attivamente,
ho fatto anche un laboratorio LARSA di microincassatura e un progetto – 190 tramonti – che mi sono piaciuti
moltissimo e mi hanno insegnato tanto”
.
Mentre racconta della scuola, sorride e gli si illuminano gli occhi, indovino la gratificazione che gli deriva dal
fatto di aver trovato modo e persone che gli hanno permesso di tirare fuori il meglio di sé e di sviluppare
competenze professionali e umane.

Gli chiedo se essere in comunità lo abbia limitato in qualche modo.
“Essere in Harambée non mi ha limitato, anzi gli educatori mi hanno aiutato, soprattutto ad alzarmi al
mattino. Non è facile svegliarsi alle 5.30 per uscire alle 6.15 e andare a prendere il treno che mi porta a
scuola”
conclude con un sospiro.
Guardo l’orologio alla parete, è ora di cena e so che Adnonymus è in riserva, gli chiedo l’ultima cosa, di parlarmi dello stage che ha fatto durante l’estate presso un’azienda orafa di Valenza. Questo basta ad accendergli un sorriso d’orgoglio e di speranza insieme. “Quando la mia insegnante mi ha proposto di fare uno stage estivo ero molto contento, ma avevo anche molta paura, non sapevo come sarebbe stato, invece mi sono ambientato subito, mi sono trovato bene, sono stati tutti accoglienti, mi hanno aiutato e ho imparato tante cose. Certo è stato stancante lavorare tutta l’estate, alzarsi presto al mattino e tornare a casa a ora di cena, ma sapevo che questo mi avrebbe permesso di continuare in quella azienda; infatti, farò lì lo stage di quest’anno e, finita la scuola, potrò continuare con l’apprendistato” chiosa con malcelato compiacimento.

Prima di andare – i profumi della cena oramai in tavola e il chiacchiericcio di ragazze e ragazzi seduti al
tavolo ci raggiungono inesorabili – ma prima,, un’ultima considerazione. Ci pensa su un istante poi conclude: “dallo stare chiuso in camera all’autonomia di un lavoro, mi sembra ancora incredibile in due anni e mezzo. E ho ancora tanta voglia di fare, voglio arrivare a vivere da solo e farmi una famiglia mia!”.

È quello che ci auguriamo e che vogliamo tutti per Adnonymus, per le tante ragazze e i tanti ragazzi che
fanno un pezzo del loro cammino insieme a noi.

Ref. Carolina Schiavone

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