La pedagogia della presenza, della fiducia, dell’alleanza

Eredità di don Domenico Ricca – per tutti don Mecu – che ha portato il cortile dell’oratorio dietro le sbarre del carcere minorile di Torino (https://www.elledici.org/negozio/il-cortile-dietro-le-sbarre-il-mio-oratorio-al-ferrante-aporti/), la pedagogia della presenza definisce lo “stare dentro”, sapersi avvicinare e restare accanto ai giovani, come insegna Don Bosco, perché “In ogni giovane anche il più disgraziato avvi un punto accessibile al bene e primo dovere dell’educatore è di cercar questo punto, questa corda sensibile del cuore per trarne profitto“.

Fondamentale è la modalità di entrare in relazione con i giovani: se si è autentici, diretti, si arriva al cuore. Nondimeno è necessario costruire la relazione: fiducia, attesa, ascolto e ancora fiducia…

Saper ascoltare, non solo con le orecchie, saper attendere, perché i tempi dei giovani non sono i nostri tempi, ma soprattutto dare fiducia, fidarsi di loro e far sì che si fidino di noi. Questo significa esserci, essere presenti e saper cambiare insieme a loro per non perdere l’aggancio con questi giovani e con le loro storie.

Don Mecu ci ha insegnato l’importanza della prossimità, dell’esserci, di essere sempre presente ed esserci per tutti, al di là delle differenze, del credo religioso, della storia personale. Ma soprattutto ci ha lasciato una grande lezione: nei suoi quarant’anni come cappellano del Ferrante Aporti ha imparato dai ragazzi che bisogna scegliere da che parte stare e lui ha scelto di stare dalla loro parte, affrontando e superando paure e pregiudizi (https://www.youtube.com/watch?v=t9MBZQIa1Ts&t=705s).

Don Bosco oggi userebbe la pedagogia della speranza: senza fiducia, senza affetto e senza speranza non c’è educazione. Noi adulti, educatrici e educatori dobbiamo essere creatori di speranza, non possiamo piangerci addosso o recriminare sulle difficoltà dei tempi in cui viviamo.

La pedagogia salesiana ha come caratteristica distintiva saper scegliere e assumere il rischio di dare fiducia, saper rassicurare e saper esprimere il carattere incondizionato dell’affetto nei confronti del ragazzo o della ragazza, aiutando a riconoscere e vivere il senso di autoefficacia nelle situazioni di successo e a non scoraggiarsi nei momenti di insuccesso, senza indulgere nella visione negativa di sé: solo da qui può passare l’acquisizione del senso di responsabilità.

Il sistema preventivo nella pedagogia salesiana si basa su questi assunti, è un modo di vivere, di creare un ambiente che si fonda sull’amorevolezza e sulla relazione: Don Bosco insisteva perché l’educatore facesse conoscere indicazioni e regolamenti, vivesse e condividesse tempi e spazi con i giovani, guidando, correggendo e consigliando con l’amorevolezza di un padre.

La pedagogia dell’alleanza sa che senza il contributo del ragazzo o della ragazza non si può fare nulla: alleanza non significa complicità, né collusione. Bisogna stare con i giovani, incontrarli nei luoghi in cui stanno e vivono, nelle difficoltà, nel disagio in modo particolare, per dare di più a chi ha avuto di meno.

Altro prezioso insegnamento che ci ha lasciato don Mecu è l’importanza di lavorare in squadra, mettendosi in gioco in prima persona, ma sapendosi mettere da parte quando è il momento: lavorare in equipe, in rete con i servizi e con il territorio, in collaborazione con la comunità allargata, dando spazio e opportunità a tutti, costruendo progetti e nuove traiettorie di vita, sempre con l’obiettivo di dare di più a chi ha avuto di meno.

Carolina Schiavone

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